L’alta moda di Dolce&Gabbana in scena al teatro alla Scala

E’ una soleggiata domenica di fine gennaio. Le porte del Teatro alla Scala di Milano sono aperte, ma l’interno sembra pervaso dalla consueta calma del teatro vuoto; solo ascoltando attentamente si odono leggeri tintinni e movimenti provenienti da dietro le quinte, il ticchettio di tacchi e il fruscio di pesanti abiti. Le luci nella platea sono accese e sul palco s’intravede da lontano l’allestimento di una scenografia neoclassica. Tutto sembra quindi essere pronto per un grande spettacolo, ma le sedie in velluto rimarranno vuote e sui palchi solamente pochi “infiltrati” avranno l’onore di assistere alla sceneggiatura; questo perché i pochi invitati faranno parte della rappresentazione stessa. Pochissime sedute per un numero ristretto di persone e un lungo spazio vuoto al centro: è questa la passerella della prima sfilata della storia portata in scena al Teatro alla Scala. Artefici di questo spettacolo unico al mondo, non possono che essere coloro che, meglio di chiunque altro, hanno portato nella moda l’esaltazione e il tributo del Made in Italy, dell’artigianalità, dell’arte e del folklore, ovvero gli stilisti Dolce&Gabbana. Già da mesi la loro passione per il teatro meneghino è trapelata riproduzione artigianale degli abiti di scena indossati dai grandi soprani: oggi il sogno è diventato realtà e la grande storia della milanese Biki, la leggendaria sarta nipote di Puccini artefice dei costumi delle opere del nonno, ha ripreso vita non solo nella riproduzione dei vestiti delle opere La fanciulla del West, Madama Butterfly, Tosca, Turandot, ma anche nella raffigurazione di lei stessa nella veste di sarta adornata nei ferri del mestiere. E così, sulle note di Puccini, il puntaspilli diventa un bracciale d’oro, i rocchetti del filo collane ed orecchini e le scene dell’atelier sono dipinte minuziosamente a mano su sete organze, portando sulla scena abiti dalle ampie gonne a corolla raffiguranti opere d’arte. L’omaggio per la città meneghina non si arresta e prosegue nella creazione di pesanti copricapi dall’effigie barocca rappresentanti gli scorci più emblematici della città come il Duomo e il Castello Sforzesco. Inutile sottolineare il fatto che lo spettacolo si conclude con la standing ovation del pubblico e la commozione in lacrime dei due stilisti. Un’ulteriore delizia finale è lasciata agli ospiti con l’allestimento di un pranzo tipico milanese bandito su enormi tavolate rotonde sul palcoscenico della scala.

Veronica Volpi

Photo credist courtesy of Corriere.it

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